Intr > A lngoa > Proposte di atri in sci grafia > Valentino De Carlo

[Steva De Franchi] [Gian-Giacomo Cavalli] [Olivieri] [Casaccia 1851] [Paganini] [Bacigalupo] [Casaccia 1876] [Gazzo] [Gazzo - Chiave ortografica] [Gazzo - Voci omofone] [Gazzo - Spiegazioni di parole] [V. D. M.] [Gismondi 1955] [Gismondi 1949-1974] [Schmuckher] [De Andr] [Petrucci] [Costa] [De Carlo] [C. P. P.] [a parma] [Toso] [(Toso ?)] [VPL 2-II] [ VPL ] [ Conrad ]

Valentino De Carlo
Parolacce Genovesi
Meravigli, Milano 1994

[ - ] [] [] [ - ] [eu] [ - ] [o] [ - ] [u] [sc-cu] [ - ] [x] [z]


Le regole del giuoco

Il dialetto genovese uno di quelli che - a non essere ferrati in materia - pongono considerevoli problemi di pronuncia e di grafia. Quindi per i semplici estimatori e per i genovesi che non siano docg Denominazione d'Origine Controllata e Garantita ricordiamo brevemente queste regolette in apparenza ostiche che anche noi abbiamo seguito.

      

[inizio pagina]

-

La dieresi () posta sopra una vocale in genere ne prolunga il suono e cos l'accento circonflesso (^). Per a volte i due accenti si usano per distinguere parole di diverso significato ma graficamente identiche: ma (ma), m (male), m (mare).

[inizio pagina]

Questo dittongo va pronunciato come una e molto aperta, cos come in arciprve oppure in tra: quindi arciprve e tra ben accentuati.

[inizio pagina]

La c caudata accompagna le vocali e ed i, e si pronuncia come la s italiana in sentenza: quindi estin, cestino e altro, si legger sestin.

[inizio pagina]

-

Gli accenti acuto (') e grave (`), come in italiano, servono a distinguere la vocale dal suono chiuso (perch) da quella con suono aperto (, caff, prtego). Ma in certi casi troveremo la e scritta con la dieresi () a indicare un suono rigorosamente chiuso: vgia si pronuncer quindi vgia. Perch allora non con l'accento acuto? Bizzarrie dei dialetti. E come distinguere questo suono dalla vocale allungata, come in aspt (aspettare)? Che ci vuole? Imparando il dialetto.

[inizio pagina]

eu

Questo dittongo deriva probabilmente dall'uso del vicinissimo francese, dal momento che ne conserva lo stesso suono: come in cheugo (cuoco).

[inizio pagina]

-

Valgono le regole gi indicate per la lettera e. In caso normale sfidiamo chiunque a pronunciare un suono diverso da quello della italiana, irrevocabilmente chiuso.

[inizio pagina]

nn-a

Se vogliamo andare nel difficile, la pronuncia di questa combinazione di lettere possiamo chiamarla palatale o lusitanica. Per semplificare, diciamo che una nasale dove ha gran gioco la parte pi arretrata del palato.

[inizio pagina]

o

Vale quanto gi detto alla e. Infatti qui il suono sia quello della vocale italiana sia quello della u italiana: quest'ultimo soprattutto (ma non sempre) in fine di parola.

[inizio pagina]

-

Gi detto alla vocale e.

(La probabilmente un refuso per , ndr)

[inizio pagina]

u

Contrariamente a molti dittonghi, in questo il suono va ben distinto, con una marcata accentuazione della prima vocale; come in desbandellu (sciamannato).

[inizio pagina]

sc-c

Immaginate un'impuntatura della lingua, graficamente rappresentata dal trattino, e la conseguente pronuncia regolare della parte seguente della parola: come in sc-ciappa (natica).

[inizio pagina]

-

La vocale semplice u si pronuncia in genere come in francese (rigorosamente vietato dire i); ma spesso anche col suono netto e chiuso dell'italiano ().

[inizio pagina]

x

Si sente spesso dire che la pronuncia e la cadenza genovesi ricordano quelle portoghesi (e viceversa): bene, ecco un caso di netta somiglianza. In tutte e due le lingue la x si pronuncia con la scivolata tipica della j francese: quindi duxe (doge), somiglier molto a un duje.

[inizio pagina]

z

Si dice comunemente che questa lettera in dialetto non esiste, anche se si scrive. Infatti anche i non liguri sanno che si dice Zena, col suono dolce di sbaglio, e non con quello aspro di sozzo. Regola identica vale per il raddoppio della consonante.

[inizio pagina]