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T
di Umberto Violante

“Tacciano testé tutti i tirannicidi della terra!” tuonò tremendo dal trono il tetrarca Teodorico, teso verso i tremebondi tenentini in tenuta da turisti, con tanto di Timberland, t-shirt, tascapane a tracolla e Touring in tasca. I tontoloni, con tale travestimento, tentavano di tendere trappole ai topi che traversavano le terrazze e i tetti dei torrioni turriti.

Teodoro tacque per tergersi il tondo testone con un tovagliolo di tela trapuntata.

Tiberio Tarchetti, un tenente trentacinquenne di Taranto, tolse temerariamente il tappo al thermos che teneva sotto il tabarro , travasandone del the tiepido sul tappeto tessuto a Tabriz.

“Torturate il tanghero, indi trucidatelo tramite torchiatura in tinozza di tek!” tuonò ancora Teodorico, non tollerando tanta trascuratezza in un tenente. “Tetrarca, tergiversa - lo tranquillizzò Totò, taciturno telefonista in tuta di taffettà - Tu tergiversa, ma Tiberio se ne torni nel Tavoliere”.

Gli tese un tamburo trovato da “Toys”, onde tralasciasse la tentazione di trucidare il tenente, poiché tantissimo era il trasporto di Teodorico per i trenini, le trombette, le trottole e tutti i trastulli di tal tipo.

Temporaneamente tranquillo, Teodorico trattenne il tumultuoso temperamento, mentre il tenente Tarchetti era trascinato in trionfo in una taverna di Trinidad tra triviali trallallera.

Al tramonto, sul Trasimeno, una trentina di traghettatori transitarono per trasportare Teresa, la tata teutonica del tetrarca. Traversando i tortuosi tratturi, taciturne testimonianze della transumanza, tentava, la tapina, di togliersi la tigna trasmessale tramite tisane di tiglio e di tarassaco.

Tastando un timballo di testaroli in teglia di teflon, Teodorico tuonò ancora terribilmente:

“Tutti a tavola!”.

Tagliò in tre tocchi una tenera tacchinella sul tagliere, mentre Teresa, testarda come tutti i Teutoni, si trascinava a tentoni nel tumultuoso torrente che tracimava. Trote e tinche tentavano di travolgerla e di trarla giù per i talloni, ma la tenacissima tata si teneva ad un tronco di tasso, ove un tasso trascorreva il tempo traducendo terzine di Torquato Tasso in tedesco.

Sotto un totem tra le tamerici, un tipo tozzo, con la testa ed il torace tatuati, in tutù di tulle e tacchetti, le tese una tibia e la trascinò sino a terra. Trattavasi di Toro Tarchiato, della tribù dei temibili Tuareg.

“Tieni! Tu tracannare tequila”.

Toro Tarchiato le tese un thermos.

“Tientela! Non tocco mai tequila, ma tracanno the, tisane e tamarindi, tutt’al più del Tavernello. La tequila è tabù”.

“Tu tracannare tequila, o temo per te”.

“Ma che tonto! Taci o ti torco i testicoli!”

Toro Tarchiato tacque, ma tentò di turlupinarla. Le tese una tazzina di tequila travestita da tisana, ma Teresa la trovò troppo tosta e gliela travasò tutta in testa.

“Tienitela: è tutta tua”.

Tiratasi su, Teresa tornò da Teodorico, ma trasecolò: trattavasi non più d’un tenero treenne, bensì d’un tristo tetrarca trentanovenne.

“Teo, tesoruccio della Tata tua!”.

Teresa tentava il tutto e per tutto con la tenerezza, ma era trepidante e timorosa nel trovarlo tanto trasformato.

“Taci, tardona! Non toccarmi! Trovatori! Trovieri! Toglietemela di torno!”

Teresa si tinse di turchino per il terrore: Trascinata via dai titanici tangheri, fu tenuta per tantissimo tempo in una tetra tana della Turingia, da cui la trassero alle tredici e trantacinque.

Tornò tristemente a Trento, dove trascorse un trentennio tempestando di telefonate e di telegrammi Teodorico.

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