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Inderê
Il Secolo XIX 23 Ottobre 2009
TRADOTTA DA FRANCO BAMPI DI "A COMPAGNA"

Delibera in genovese per il Palio di San Pietro

L’idea è venuta al consigliere comunale Luciano Grillo,
a metterla in pratica ci ha pensato il presidente del circolo

«PREMISSU che l’articulo etc etc, considerou che etc etc, insomma, si dia inizio al nuovo palio». Mentre in Italia la questione del dialetto resta uno scontro politico, Genova è la prima città della repubblica moderna a varare una delibera nell’antica lingua popolare. In genovese è stato tradotto il documento che il Comune discuterà a novembre per organizzare il Palio di San Pietro, anticipo del 29 giugno alla grande regata estiva delle Repubbliche marinare. La delibera scuote la burocrazia: raramente l’inveterato meccanismo ha concesso a notabili e scribani di esprimersi in dialetto.

La gara di San Pietro, anzi "la corsa" così come i genovesi definiscono ogni competizione agonistica, darà il via anche alla nuova "flotta" comunale: 12 gozzi freschi di varo comprati da uno sponsor, ancora da scegliere, e altrettanti rioni a contendersi l’onore della prova: vince non chi arriva primo ma chi per primo da "maccachettu", scimmietta, si arrampica e bandierina tra i denti raggiunge la sommità di un’asta innalzata sulla riva. Dal Centro Storico a Sampierdarena, equipaggi appena inclusi per il 2010, da Voltri a Nervi, si imparerà che "arenare le barche" lo rende meglio un "amurà" che un "tirare in secca". Così come nel secolo scorso i bambini "giocavano alle murate" ovvero "prendevano le onde".

Ma una delibera è ben altro da un ricordo d’infanzia. Così, vocaboli come "obiettivo" "programma" espressioni quali "ne consegue" sono state rese in una lingua mista: «Perché certi termini erano intraducibili e non aveva senso forzare il testo», sottolinea il traduttore Franco Bampi, ricercatore e presidente del circolo culturale "A Compagna". Quindi da quelle 15 pagine redatte tenendo sulla scrivania ben nove dizionari, viene fuori il modello per futuri documenti in genovese, non si sa mai che la cosa prenda campo: «Per legge gli atti debbono essere in italiano ma ho voluto che si allegasse la versione in dialetto per saldare le origini della gara alla città». Lui, Luciano Grillo, 35 anni, il consigliere comunale Pd che ha avuto l’idea del bilinguismo, è nato a Genova ma deve alla Calabria le origini mediterranee e al vecchio Pci l’amore per il dialetto: «Frequentavo la sezione "Pinetti" di Quezzi. - racconta - lì le discussioni politiche, quelle si facevano in genovese». Dalle fumose sezioni di partito, il dialetto di Govi catalogato da autori quali Mauro Casaccia (dizionario), nobilitato da poeti come Martin Piaggio irrompe in consiglio comunale: quello di oggi. Precisa Franco Bampi: «Gli antichi atti in genovese sono rarissimi, ad esempio c’è il quattrocentesco scritto da Biagio Assereto in cui comunica al Senato la sua vincita a Ponza».

ANNALISA RIMASSA
rimassa@ilsecoloxix.it


>> PAGATI DA UNO SPONSOR

Approda una flotta di dodici nuovi gozzi in vista della "corsa" del 29 giugno

Leggendo e rileggendo, a voce alta e non (sic!, ndr), Bampi ha tradotto la noia necessaria degli atti comunali in un inedito curioso, una danza difficile tra accenti, doppie e sostituzioni, coreografate non soltanto da Bampi ma anche dall’attrice Maria Vietz, la signora del dialetto genovese.

La versione bampesca della delibera insegna a "tenere le vocali" pena la non purezza della fonia e attrezza a un futuro di documenti bilingue. Ma sarà sempre così? «Come consigliere comunale ho avuto dalla sindaco l’incarico non retribuito di organizzare il palio e l’antica regata - precisa Grillo - e l’idea del genovese nasce dalla passione per la storia e la lingua».

Negli anni Venti, il Palio era la festa marinara delle borgate genovesi: giovanotti radunati sulla spiaggia di Prà e l’entusiasmo delle popolane a spingere i gozzi verso la vittoria. Oggi l’antica gara si chiama “Palio marinaro di Genova”, ed è istituzione comune dal 1955.

Per la flotta dei gozzi l’ufficio Patrimonio, Demanio e Sport ha emesso il bando: lo sponsor finanzierà l’acquisto delle barche, e il Comune in cambio, assicurerà targhe, timbri e visibilità al padrone delle imbarcazioni su cui i vogatori, nonostante giovani, parlano comunque tutti la stessa lingua: quella dei marinai.

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