"Giunta inscatolata"
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Il Secolo XIX Martedì 8 marzo 1994

[ replica sindacati ] [ commento satirico ]

Il capogruppo leghista scrive a Cgil, Cisl e Uil

Lettera aperta ai Segretari generali di Cgil, Cisl, Uil

Signori Segretari generali,

leggo con stupore e meraviglia la lettera aperta indirizzata al Sindaco Sansa e riportata sui quotidiani di domenica 6 marzo 1994. E l'animo mio si travaglia tra il compiacimento e lo sgomento. Grande è lo sgomento di chi, come me, ha aderito alla Lega Nord per fare davvero gli interessi della gente e dei cittadini, al di là delle divisioni manichee tra destra e sinistra, tra oppressi e oppressori, ben sapendo che torto e ragione sono spesso da dividersi tra tutti i contendenti. Grande è lo sgomento nello scoprire che il "nuovo" Sindaco e la sua personale Giunta, sorretti però da tanto "vecchio" Pds, si sono barricati nella loro presuntuosa esclusività di essere gli unici detentori del consenso popolare e di poter, quindi, agire a loro piacimento - si apprezzi che ho scritto piacimento e non arbitrio!

Amaro è invece il compiacimento di scoprire che c'è chi, come Voi, solamente adesso si rende conto che le scelte fatte dalla città in piena sovranità sono state infauste: mai, credo, la dialettica democratica è stata calpestata come da questa giunta; mai le circoscrizioni sono state umiliate e appiattite in un ruolo improprio di referenti inutili; mai il consiglio comunale è stato sprezzantemente ridotto a strumento di mera ratifica di decisioni prese dall'alto - esemplare è il caso delle nomine, oltreché quello ben più clamoroso del bilancio di previsione.

Non ho dubbi che Voi sindacalisti speravate che Sansa, l'uomo nuovo della vecchia sinistra consociativa, avrebbe aperto le porte di Tursi alla città, al rispetto reclamato dei diritti dei più deboli e di coloro che soffrono ogni istante della loro condizione. E avete duramente attaccato la Lega Nord e demonizzato il suo candidato Serra soltanto colpevole, in campagna elettorale, di non avervi informato che un impegno lo avrebbe tenuto lontano da un incontro indetto dalle vostre organizzazioni! Com'è differente la realtà comunale!

Me ne dispiace, in primo luogo per la città, ma devo darvi ragione: la democrazia non abita a Tursi. Tuttavia la resipiscenza non serve: la maggioranza sembra inscatolata in una inutile gara al voto: trenta a favore e venti contro, tanto sono sempre temi poco importanti quelli su cui si dibatte nelle adunanze comunali. La giunta non accetta suggerimenti, neppure quando, come sul tema del commercio abusivo, la Lega Nord le chiede l'ovvio impegno di far rispettare le leggi. Che fare allora? Facile la domanda, ardua la risposta. Forse bisogna guardarsi attorno e scoprire che, se si osserva il dibattito politico senza la lente deformante dell'ideologia, allora è possibile rendersi conto che la sala rossa di Tursi ospita anche persone che sono seriamente interessate al rilancio e allo sviluppo della città e che hanno voglia di lavorare.

Cordialmente.

Prof. Franco Bampi
Capogruppo Lega Nord

Genova, 7 marzo 1994


Il Secolo XIX Domenica 6 marzo 1994

Il testo della lettera aperta indirizzata a Sansa

"Non vogliamo stare a guardare"

Siamo forse fuori tempo massimo, ma i modi con i quali è stato approvato il nuovo bilancio di previsione del Comune di Genova ci inducono a qualche riflessione.

Diciamo subito che in questa occasione, contrariamente a quanto avvenuto in passato, le organizzazioni sindacali non hanno potuto svolgere alcun ruolo attivo e sono state relegate ad essere semplici spettatrici di una Amministrazione che ha operato le proprie scelte in uno splendido isolamento. Ma, di fronte alla straordinaria gravità dei problemi che affliggono Genova, ha senso ed è intelligente vivere a Tursi come dentro un'astronave?

Il sindaco e la giunta hanno addotto la giustificazione dell'assoluta ristrettezza dei tempi di approvazione. Però, come si può abolire il confronto con le forze rappresentative della città su scelte amministrative o politiche che riguardano Genova per un intero anno e oltre?

Non vorremmo che si pensasse che da oggi eventi di manifesta importanza per il capoluogo ligure coinvolgeranno soltanto il sindaco, la maggioranza che formalmente lo appoggia e, forse, l'opposizione, in una partita a tre, preclusa, ad esempio, alle forze sociali. Nessuno vuoi mettere in discussione il primato dei consiglio comunale, ma in qualche maniera il rapporto fra potere locale e realtà intermedie non può essere ignorato e demandato alla volontà del sindaco, perché eletto direttamente "dal popolo".

Questo rapporto è necessario più a Genova che altrove e sarebbe miope, oltre che presuntuoso, pensare ad un rilancio della città con decisioni non verificate con tutte le forze che a Genova operano nel quotidiano. E, nell'ambito di queste forze, il sindacato genovese ha sempre agito con senso di responsabilità, certamente mai in difesa di pregiudizi corporativi.

Se questo apporto costruttivo verrà annullato, non si potranno addossare alle forze sociali responsabilità per scelte alle quali non hanno partecipato in alcun modo. Le prospettive riguardanti il personale "precario", il funzionamento della macchina comunale, le privatizzazioni, le aziende municipali, le questioni attinenti lo stato sociale, gli anziani, la creazione di nuove opportunità di lavoro sono tutte questioni che devono interessare le organizzazioni sindacali.

I sindacati non possono essere ritenuti, improvvisamente e in un pericoloso ritorno al passato remoto, soggetti che affrontano solo l'emergenza, a valle di processi completamente decisi da altri.

Si pensa, forse, che il confronto con le forze della società faccia parte del "vecchio", degli inutili riti della partitocrazia? A nostro avviso, una simile linea di condotta non potrà portare che ad isolare maggiormente chi governa dentro il Palazzo, anziché collegarlo alle forze vive di Genova.

A questo punto riteniamo che una ricaduta rassicurante possa e debba venire dall'apertura di confronti di merito sulle cose da farsi, auspicando che il prossimo anno, non essendovi più la motivazione dei tempi stretti, la predisposizione del bilancio possa avvalersi delle osservazioni e dei contributi del sindacato unitario confederale.

Renzo Miroglio,
Diego Cattivelli,
Ennio Truzzi
Segretari generali
Cgil, Cisl, Uil


Il Secolo XIX Martedì 8 marzo 1994

Il sindacato risponde così

Merita poche righe di risposta, secondo Cgil-Cisl-Uil, la lettera aperta ricevuta dalla Lega Nord: "Abbiamo sollevato un problema che riteniamo serio: il rapporto tra il Comune, la sua giunta e le forze sociali, tra le quali il sindacato confederale unitario. Ciò nell'interesse della stessa amministrazione comunale, alle prese con problemi di tale rilevanza su cui sbaglierebbe a decidere prescindendo da un forte coinvolgimento delle rappresentanze delle forze produttive della città. La nostra posizione è talmente chiara ed autonoma da consentirci di rispedire la mittente senza ringraziamenti le considerazioni di assenso della Lega Nord".

Il Giornale Martedì 8 marzo 1994

Il caldo invito alla collaborazione non è stato apprezzato dai segretari generali di Cgil-Cisl-Uil, Miroglio, Cattivelli e Truzzi, che seccamente rispondono: "La nostra posizione è talmente chiara ed autonoma da consentirci di rispedire la mittente senza ringraziamenti le considerazioni di assenso della Lega Nord, che propugna chiaramente obiettivi e valori opposti a quelli del sindacalismo confederale".
     In sostanza, meglio un sindaco "in astronave" che una Lega Nord "in palla".


Il Lavoro - Repubblica Mercoledì 9 marzo 1994
Cronaca & Satira

La Lega e la "triplice" è un evento epistolare

di ENZO COSTA

Le vie della politica sono infinite. E dunque anche epistolari. Ecco perché non ha senso stupirsi per la lettera aperta indirizzata dal capogruppo leghista Bampi ai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil. Mi piace immaginarlo mentre - in preda ad un profondo struggimento democratico per le dolorose incomprensioni che dividono sindaco e sindacati - si accinge a tradurre per iscritto la sua partecipazione emotiva alle sofferenze dei rappresentanti dei lavoratori. Eccolo posare con gravità solenne le sue terga federaliste sulla sedia nei pressi dello scrittoio, eccolo frugare convulsamente tra le sudate carte alla ricerca di un papiro immacolato eccolo emettere un gemito di disappunto allorquando dall'alto di una mensola precipitano sul suo capo indifeso migliaia di fogli protocollo contenenti altrettanti emendamenti del Carroccio al bilancio comunale, eccolo disseppellirsi da quella valanga cartacea miracolosamente incolume, eccolo abbandonarsi ad un lieve moto di stizza per l'incidente domestico occorsogli, eccolo infine reperire in un salvifico cassetto l'agognato foglio bianco. Foglio su cui il Nostro verga tutta la sua solidarietà alle tre confederazioni sindacali. Colpevolmente ignorate da Sansa, ma da sempre in cima ai pensieri democratici di Bampi e sodali leghisti: sono anni che le omaggiano di citazioni amorevoli ed affettuose definizioni. Una su tutte: "triplice". Simpatico nomignolo che gli uomini di Bossi pronunciano con una smorfia di angosciato disgusto, la stessa di chi dica "cannibali", "tagliatori di teste", o "squartatori di neonati settimini". Alla "triplice" dunque vadano i sensi di fratellanza umana e politica della Lega.

Alla "triplice" e a tutti i suoi iscritti. In attesa del referendum per l'abrogazione della cassa integrazione.