Dubbi sul Risorgimento
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Il Secolo XIX Martedì 4 febbraio 2003
Lettere

Dubbi sul Risorgimento

Caro presidente Ciampi, Lei esorta Genova a puntare per il 2004 sul Risorgimento. Mi permetta un paio di domande. Di quale Risorgimento parliamo? Quello dei centomila trucidati nel Sannio o quello di Mazzini condannato dal re? Forse del Risorgimento delle stragi di Bava Beccaris e La Marmora o magari dei giovani mandati al macello sotto la guida di generali incapaci sul campo di battaglia? Intende forse il Risorgimento dei liberatori che si alleano con gli oppressori, degli illuminati in manfrina con gli assolutisti o quello dei plebisciti falsificati? Il Risorgimento di "fatta l'Italia, si facciano gli italiani" o del "schiava di Roma"?

Lei, egregio presidente di questo popolo così fantasticamente variopinto e drammaticamente soggiogato all'uniformità, si appella sempre all'unità ma mai alla fratellanza, forse perché sa bene che l'Italia resta meglio unita laddove i popoli che la compongono non si sentono fratelli ma uno, anche se non lo sono.

Mi lasci fare una considerazione, il suo appello a Genova guarda anche all'Europa, Dio riserbi all'unione dei popoli europei una strada migliore di quella percorsa dal nostro amato risorgimento.

In conclusione lancio un appello al Sindaco di Genova: faccia conoscere al mondo cosa accadde a Genova nell'aprile del 1849, come si arrivò a tanto obbrobrio e soprattutto cosa volle dire per il mondo avere una repubblica neutralista e democratica come quella genovese.

Filippo Noceti
Genova

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